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L’ISSM in Europa: condivisione di buone pratiche

Il San Marco presente a Budapest per due progetti condivisi con altre scuole europee



All’inizio di ottobre si è svolto a Budapest il terzo incontro per lo sviluppo di due progetti finanziati dalla Comunità Europea. Gli istituti e gli enti coinvolti provenivano da Italia, Spagna, Slovacchia e Ungheria.

PROJECT PEER LEARNING” è il titolo del primo dei due progetti e riguarda lo scambio di buone pratiche fra istituti professionali. Lo scopo principale del “peer learning” è quello di esportare e condividere soluzioni di lavoro efficaci.

Il nome del secondo progetto, coordinato dal CNOS di Roma, è “JOB LABYRINTH”: esso mira alla realizzazione di un videogame che aiuti i ragazzi ad orientarsi durante il loro percorso formativo. L’allievo/player, attraverso la costruzione del proprio avatar, impara a conoscere meglio se stesso e le proprie capacità, dando forma al contempo ad un vero e proprio Curriculum Vitae. Le difficoltà proposte dai vari livelli di gioco hanno lo scopo di aiutare il protagonista a raggiungere maggiore consapevolezza degli sbocchi lavorativi o dei percorsi di studio da intraprendere dopo il conseguimento del titolo di studio.

Durante lo scorso anno scolastico il nostro Istituto ha partecipato al concorso per la realizzazione del logo del suddetto progetto, risultandone vincitore con la proposta di Simone Piatto (ex 3grB).

 

Ad ospitare il meeting è stato l’Istituto Szamalk di Budapest, un centro professionale salesiano che propone percorsi di studio per tre diversi settori: artistico, turistico e programmazione software.

Curioso è stato venire a conoscenza che il governo ungherese, nel 2013, per far fronte al problema della disoccupazione giovanile, ha effettuato una riforma scolastica che ha innalzato l’età minima di accesso ai percorsi di qualifica professionale a diciotto anni. In questo modo lo stesso governo si è dato tre anni di tempo per studiare delle politiche sociali per l’occupazione, riuscendo ad abbassare considerevolmente il numero dei disoccupati da allora ad oggi.

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Molti gli interventi significativi nell’agenda proposta. Fra i tanti, la partecipazione di personalità di spicco della politica ungherese, come quella del Commissario Europeo per la cultura e l’educazione, Tibor Navracsics, che ha sottolineato l’importanza di proporre agli allievi progetti a livello europeo al fine di favorire lo scambio con altre culture e imparare almeno una lingua straniera, cosa oggi più che mai necessaria.

L’intervento che ha stimolato maggiormente la curiosità dei presenti è stato quello dal titolo “The theory of fun – game thinking”. Degli psicologi esperti nell’ambito della formazione hanno voluto studiare il meccanismo che porta un giocatore di videogame a tornare a giocare più e più volte con uno stesso gioco, per poi chiedersi se il medesimo meccanismo possa essere applicato alla formazione.

Nei videogiochi di oggi, rispetto a quelli del passato, dove tutto si riduceva a un incremento della difficoltà con il superamento dei vari livelli, il giocatore può esplorare, scoprire e scegliere il livello di difficoltà da affrontare; inoltre viene portato a vivere delle emozioni positive, quali senso di autonomia, competenza e affinità con il protagonista del gioco.

Non trascurabile l’eventualità di riscoprirsi appassionati in qualcosa che dia un senso di appartenenza, come la partecipazione a una comunità di gioco, sia che ci si senta leader, sia una semplice parte del gruppo. Un videogame, inoltre, offre immediatamente dei risultati commisurabili alla prestazione e giocare un’ulteriore partita garantisce l’opportunità di potersi migliorare. Il gioco diventa così terapia della felicità.

 

Di fronte a tutto questo è immediata la necessità di riconoscere e sottolineare quanto l’esperienza sia stata significativa. Il progetto ha offerto numerosi spunti e ci ha permesso di ottenere una maggior apertura mentale verso le proposte rintracciabili al di fuori del proprio, solito contesto. Non si può che concludere constatando quanto sia lodevole che l’Istituto Salesiano San Marco spenda energie, risorse economiche e lavorative affinché i suoi collaboratori possano essere in grado di guardare sempre un passo avanti.

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