Di don Filippo Spinazzè
Quest’estate il campo del triennio è stato vissuto a Palermo. Abbiamo vissuto sei giornate molto intense dove ci siamo confrontati con varie figure che si sono impegnate nella lotta alla mafia. Ci siamo confrontati con la figura di Giovanni Falcone e con il suo impegno portato avanti con passione, allegria e coraggio e abbiamo avuto modo di approfondire anche quella di Borsellino guardando anche all’affetto che lui nutriva per sua moglie. Abbiamo incontrato persone che hanno conosciuto padre Pino Puglisi, il prete ucciso il giorno del suo compleanno a Brancaccio perché ha cercato di sognare una parrocchia, un oratorio e un quartiere diversi che potessero regalare ai giovani un futuro migliore.
La voce delle studentesse
Abbiamo chiesto a due nostre studentesse cosa si portano a casa da queste giornate. Questo è quello che Arianna Cian ha scelto di condividere con noi: «Quest’estate ho avuto l’occasione di vivere un’esperienza a Palermo ascoltando racconti riguardanti la Mafia. Ne sono veramente grata perché ho sentito fatti accaduti lontani da noi ma ancora vivi nelle menti delle persone coinvolte. Le loro storie mi hanno permesso di pensare tanto e di scoprire cose di cui ero all’oscuro. Abbiamo ascoltato tante testimonianze di persone che hanno vissuto certi fatti ad un passo da loro e altri che ne erano dentro senza saperlo. Ogni volta che li ascoltavo c’erano un insieme di emozioni che mi vagavano dentro, erano forti, cercavo sempre di immedesimarmi in ciò che sentivo raccontare. Sono grata anche perché ho vissuto questo viaggio con delle persone che per me ormai sono come casa, con cui mi sento libera di esprimermi e di mostrare la persona che sono. Nel gruppo non ci sono giudizi ma solamente una grande famiglia, che vive tanti momenti veri insieme e che, grazie a questa esperienza, si è unita di più rafforzando maggiormente alcuni legami, non solo tra noi ragazzi, ma anche con le figure più grandi di noi che ci guidano e che ci hanno permesso di vivere questa avventura piena di momenti da ricordare».
Questa invece la testimonianza di Martina Masiero: «L’esperienza a Palermo è stata particolarmente completa grazie al fatto che non è stato solamente un viaggio formativo riguardo alla mafia, bensì un momento nel quale si sono rafforzate amicizie e create di nuove. Sono stata colpita da tutto ciò che ci è stato detto sulla mafia presente nella quotidianità a Palermo, e non solo, e di come ci siamo avvicinati a chi ci ha fatto vedere la realtà, non solo con le parole. Sono altrettanto grata di come le amicizie si siano rafforzate poiché tante ormai già c’erano e abbiamo avuto modo di renderle più forti conoscendoci meglio e vivendo assieme per qualche giorno, sia riflettendo su tutto ciò che avevamo visto trovandoci in un luogo oggettivamente molto diverso da dove viviamo di solito, ma anche non lasciando neanche un minuto senza risate e chiacchiere».
Amare ciò che non ci piace, per poterlo cambiare
In queste giornate siamo stati guidati da una frase famosa di Paolo Borsellino: «Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla. Perché il vero amore consiste nell’amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare». Abbiamo cercato di vedere le luci e le ombre di una città che sono le stesse luci e ombre che possono abitare un cuore umano. Ci auguriamo che la potenza creatrice e trasformatrice dell’amore possa abitare sempre di più i cuori di tutti, soprattutto dei giovani perché possano avere sempre il coraggio di scegliere il bene.