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Julyan Stone, Umana Reyer, Walter De Raffaele
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Una festa ricca di talento! Festa di don Bosco 2020

“Se don Bosco fosse qui, vi direbbe: non fate finta di vivere la vostra vita, ma vivetela davvero”: ne era proprio certo don Luca Bernardello, direttore dell’oratorio di Chioggia, mentre camminava in mezzo ai ragazzi del San Marco riuniti in palestra per la messa che, il 31 gennaio, ha dato inizio ai festeggiamenti per San Giovanni Bosco.

“Se sono innamorato di una ragazza – ha continuato don Luca – devo avere il coraggio di dirglielo. Se litigo con un amico, devo avere il coraggio di ricucire. Se sono studente, devo avere il coraggio di esserlo, perché a fare niente son capaci tutti. Vivi la vita con grinta, standoci dentro!”.

Un messaggio di incoraggiamento che ha invitato a riconoscere gli “angeli custodi” che Dio ci mette accanto, coloro che ci tengono vivi, che ci provocano.

La festa è proseguita, come da tradizione, con l’incontro con un ospite, anzi, due: quest’anno sono venuti a farci visita l’allenatore dell’Umana Reyer, Walter De Raffaele, e il playmaker della squadra veneziana Julyan Stone, classe 1988, origini statunitensi e 198 cm di altezza.

Ciò che ci ha insegnato Julyan è che ciò che conta non è solo inseguire il sogno di essere un bravo giocatore, ma anche di diventare un uomo migliore.

Questa prospettiva di vita ha le sue radici nel passato del cestista: l’idolo di Julyan, infatti, è sua mamma che un bel giorno ha preso un autobus, ci ha caricato i suoi tre figli e ha attraversato gli States, da Washington alla California, per allontanarli da un contesto di droga e dare loro delle opportunità migliori. La madre di Julyan è stata un esempio di sacrificio e di impegno: ha mantenuto la famiglia svolgendo tre lavori, senza mai mollare. “Da quindicenne vedevo mia madre farsi in quattro per noi per non farci mancare il cibo, i vestiti, la possibilità di giocare a basket – ha raccontato Julyan – Mi ha insegnato a prendermi cura degli altri, ad essere un uomo, a lavorare duramente”.

Ecco perché il suo passato gli ricorda che deve continuare a crescere e lo fa sentire più vicino a chi vive delle difficoltà.

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La mamma è stata anche l’unica che ha sempre creduto in Julyan e che lo ha sostenuto quando ha iniziato il suo percorso nel basket: Julyan aveva iniziato a praticare football americano, fino a che i piedi sono diventati enormi e perciò si è lanciato in duri allenamenti di basket, avendo come modello i suoi fratelli più grandi.

Poi, è arrivato un momento in cui è stato necessario scegliere: la carriera nel basket rappresentava per lui e la sua famiglia un riscatto economico ed è anche per questo che ha deciso di dedicarci anima e corpo. Ma prima di allora, non ha mai ceduto nell’impegno nello studio: “mia madre era attenta che mi formassi e studiassi”.

Oggi Julyan può dire di avercela fatta, ma pensa ci sia ancora molto da fare: “penso ai sacrifici che ho fatto io perché avevo in mente quelli che faceva mia mamma per noi, e questo mi ha dato forza – racconta – Ora il mio obiettivo massimo è aiutare mio figlio a realizzare i suoi sogni”.

In questo percorso a ostacoli la fede ha rappresentato un altro sostegno determinante: “la fede mi dà chiarezza, mi apre la mente e la sgombra da pensieri negativi e da dubbi. Mi dà sicurezza e fiducia”.

La chiarezza è ciò che l’ha accompagnato sin da quando ha avuto l’obiettivo di emergere nel basket, per questo non ha mai provato la droga: nonostante venisse da un ambiente familiare in cui questo problema esisteva e nonostante la tentazione, grazie alla forza di volontà della madre e ai sani principi con cui è stato educato Julyan non ha mai voluto cedere perché non vuole che la droga prenda il controllo su di lui.

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Julyan ha continuato a lungo a rispondere generosamente alle domande che arrivavano dai ragazzi, domande più personali e domande relative alla sua professione. Ciò che è emerso, in ogni caso, è un grande senso di responsabilità che lo accompagna in ogni decisione. Per questo è arrivato a dire: “è importante aiutarsi a vicenda: devo pensare al benessere non solo della mia famiglia, ma anche degli altri. Ho avuto delle opportunità da piccolo e ora voglio restituirle”. Ecco perché ogni estate, quando potrebbe riposarsi e dedicarsi alla sua famiglia, Julyan invece organizza un “camp” per bambini a cui dare la possibilità di avere il successo che lui si è guadagnato.

E non sarebbe la festa di don Bosco se, dopo questo bell’incontro ricco di spunti di riflessione, non ci fossero stati i giochi, gli scherzi e le trovate simpatiche dei nostri studenti: nell’ultima parte della mattinata, infatti, sono stati proprio loro a diventare i protagonisti e a portare sul palco i propri talenti e la propria voglia di allegria. Chi si è esibito con coraggio nel canto, chi ha organizzato giochi coinvolgendo insegnanti e compagni, chi ha realizzato video sulla vita della scuola… il clima di festa e di condivisione non è mai mancato e ha dato senso al ricordo pieno di gratitudine di san Giovanni Bosco.

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